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Cù manìa non pinìa
! 'ammi
tempu chi'tti perciu, 'nci rissi u surici a nuci !
Cu' llamici e
chi
parenti non 'ccattari e non vindiri nenti !
Megghiu a mamma
mi ti ciangi chi 'u suli i marzu mi ti tingi !
iu mi pigghia e
fu pigghiatu!
Cu si rassumigghia si pigghia
!!!!!!!!!!!!
Sì nu maccarruni
senza purtusu !
Simu ancora e
peri 'ra 'nchianata !
Salutamu i
megghiu megghiu !
Varda u sceccu
chi bola !
'A troppa cunfirenza è patruna 'rà mala crianza
U maru a 'ccu
mori; cu campa s' irrancia !
A ginnaiu friddu
e fami !
I malanni cu 'llanni !
L'amicu non dici
: faci !
Cu rici a'poi,
non fici mai !
Cu si menti chi figghioli a matina 'mbrisci cacatu !
Comu mi la paghi
ti l'ammollu !
Chistu e nenti
su parenti !
Putrusinu ogni
minestra !
E bàstasi non ci
rari cunfirenza !
Si ti pigghiu ti
fazzu cunigghiu !
Ropu a
cinquantina nu mali ogni matina !
I ricchi comu
vonnu e i poviri comu ponnu !
Belli e brutti
'a terra si ' nghiutti !
Non nisciri fora
ru seminatu !
U troppu è
trippa !
U troppu
stroppia !
I parenti sunnu
comu i stivali : cchiù sunnu stritti e ' cchiù ti fannu mali ! ( cciuncunu )
Cu ll' amici
patti e chi parenti cuntratti !
Sgarratu sì, ma
lordu pirchì ?
A facci 'i cu
no ' nboli !
Jorn 'i poi e misi i
mai !
A 'nora caccila
fora !
Acqua, focu e
pani non si neganu mancu e cani !
Quandu u' cielu
è pecurinu l' acqua è certu pù matinu !
Undi nun'sì
chiamatu , non 'gghiri ,chi 'ssì cacciatu !
Sordi 'mpristati
,
nimici 'ccattati !
Hà stari cu 'ddu
peri 'nti na scarpa !
Cu pecuru si
faci, u' lupu su mangia !
'mbozza e 'mbizza
!
Jetta sangu !
Chissu va
circandu u' pilu 'ntallova !

:
Tu
mangiasti l'oviceddu ?
Purtau
panza e prisenza !
Malanova
m'ai !
A...mà , quantu pasta calasti ! E
menti chi veni 'ncunu?
Ia 'nto
bucceri e cattai quattru ruppa i satizzu !
E tu
aisti u curaggiu mi ti chianti 'nto nozzulu ?
Catinazzu
!!!!!!!!!!!!!!
non ti
zuppari u pani !!!!!!!
Succiriu
u pigghia pigghia !
Simmi pìgghiunu i cincu minuti a schifìu finisci !!
I fissa
mi si stannu a casa !
Virendu,
facendu !
Tu ta
canti e tu ta soni !
Non 'ghittari
triulu !
Surici 'i
casa !
Niru cu
'nniru non tingi !
Faciangiri i pulici !
Megghiu
fissa ca sindacu !
Focu meu
!
Mi '
cciuncai !
'i ' cca
av ' a passari !
'cca
sugnu !
Nimali i
panza !
U maru i
mia !
U
maricchieddu !
Panza 'i
canigghia !
Ma
a cu cci'u cunti !
'Settiti 'nto
bizolu !
Undi isti
!


Scafuliari ( Rovistare )
Racina
(uva )
Muccuseddu ( bambino che si atteggia a grande )
Mi
schiantai ! ( mi sono spaventato )
----Cudduraci - frittuli - 'nzuddi - curcuci - custardeddi - 'mbriacheddi -
luppina - crispeddi - ciciri - caccioffuli - puma - nannata -------- (
alimenti )


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,TI RICORDA, con questa poesia di Luigi
Mercantini, una delle
pagine gloriose del Risorgimento
,scritta il 28 Giugno 1857 con l'eroica spedizione di Sapri
ad
opera di Carlo Pisacane.
L'insuccesso della missione ha contribuito
ad unire le forze per rovesciare la
situazione politica ed a preparare
l'unità d'Italia.
LA SPIGOLATRICE DI SAPRI
di Luigi MERCANTINI
Eran trecento, eran giovani e forti, e
sono morti!
Me ne andavo un mattino a spigolare
quando ho visto una barca in mezzo al mare:
era una barca che andava a vapore,
e alzava una bandiera tricolore.
All’isola di Ponza si è fermata,
è stata un poco e poi si è ritornata;
s’è ritornata ed è venuta a terra;
sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra.
Eran trecento, eran giovani e forti,
e sono morti!
Sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra,
ma s’inchinaron per baciar la terra.
Ad uno ad uno li guardai nel viso:
tutti avevano una lacrima e un sorriso.
Li disser ladri usciti dalle tane:
ma non portaron via nemmeno un pane;
e li sentii mandare un solo grido:
Siam venuti a morir pel nostro lido.
Eran trecento, eran giovani e forti,
e sono morti!
Con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro
un giovin camminava innanzi a loro.
Mi feci ardita, e, presol per la mano,
gli chiesi: – dove vai, bel capitano? -
Guardommi e mi rispose: – O mia sorella,
vado a morir per la mia patria bella. -
Io mi sentii tremare tutto il core,
né potei dirgli: – V’aiuti ‘l Signore! -
Eran trecento, eran giovani e forti,
e sono morti!
Quel giorno mi scordai di spigolare,
e dietro a loro mi misi ad andare:
due volte si scontraron con li gendarmi,
e l’una e l’altra li spogliar dell’armi.
Ma quando fur della Certosa ai muri,
s’udiron a suonar trombe e tamburi,
e tra ‘l fumo e gli spari e le scintille
piombaron loro addosso più di mille.
Eran trecento, eran giovani e forti,
e sono morti!
Eran trecento non voller fuggire,
parean tremila e vollero morire;
ma vollero morir col ferro in mano,
e avanti a lor correa sangue il piano;
fun che pugnar vid’io per lor pregai,
ma un tratto venni men, né più guardai;
io non vedeva più fra mezzo a loro
quegli occhi azzurri e quei capelli d’oro.
Eran trecento, eran giovani e forti,
e sono morti!

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A Silvia
Silvia, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale,
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi?
Sonavan le quiete
stanze, e le vie dintorno,
al tuo perpetuo canto,
allor che all'opre femminili intenta
sedevi, assai contenta
di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
così menare il giorno.
Io gli studi leggiadri
talor lasciando e le sudate carte,
ove il tempo mio primo
e di me si spendea la miglior parte,
d'in su i veroni del paterno ostello
porgea gli orecchi al suon della tua voce,
ed alla man veloce
che percorrea la faticosa tela.
Mirava il ciel sereno,
le vie dorate e gli orti,
e quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
quel ch'io sentiva in seno.
Che pensieri soavi,
che speranze, che cori, o Silvia mia!
Quale allor ci apparia
la vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
un affetto mi preme
acerbo e sconsolato,
e tornami a doler di mia sventura.
O natura, o natura,
perché non rendi poi
quel che prometti allor? perché di tanto
inganni i figli tuoi?
Tu pria che l'erbe inaridisse il verno,
da chiuso morbo combattuta e vinta,
perivi, o tenerella. E non vedevi
il fior degli anni tuoi;
non ti molceva il core
la dolce lode or delle negre chiome,
or degli sguardi innamorati e schivi;
né teco le compagne ai dì festivi
ragionavan d'amore.
Anche peria tra poco
la speranza mia dolce: agli anni miei
anche negaro i fati
la giovanezza. Ahi come,
come passata sei,
cara compagna dell'età mia nova,
mia lacrimata speme!
Questo è quel mondo? questi
i diletti, l'amor, l'opre, gli eventi
onde cotanto ragionammo insieme?
questa la sorte dell'umane genti?
All'apparir del vero
tu, misera, cadesti: e con la mano
la fredda morte ed una tomba ignuda
mostravi di lontano.
- Giacomo Leopardi |
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L'Infinito
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.
- Giacomo Leopardi
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Pianto
Antico
L'albero a cui tendevi
la pargoletta mano,
il verde melograno
da' bei vermigli fior,
nel muto orto solingo
rinverdì tutto or ora
e giugno lo ristora
di luce e di calor.
tu fior della mia pianta
percossa e inaridita,
tu dell'inutil vita
estremo unico fior,
sei ne la terra fredda,
sei ne la terra negra;
né il sol più ti rallegra
né ti risveglia amor.
- Giosuè Carducci
|
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La
Tessitrice
Mi son seduto su la panchetta
come una volta... quanti anni fa?
Ella, come una volta, s'è stretta
su la panchetta.
E non il suono d'una parola;
solo un sorriso tutto pietà.
La bianca mano lascia la spola.
Piango, e le dico: Come ho potuto,
dolce mio bene, partir da te?
Piange, e mi dice d'un cenno muto:
Come hai potuto?
Con un sospiro quindi la cassa
tira del muto pettine a sé.
Muta la spola passa e ripassa.
Piango, e le chiedo: Perché non suona
dunque l'arguto pettine più?
Ella mi fissa timida e buona:
Perché non suona?
E piange, e piange - Mio dolce amore,
non t'hanno detto? non lo sai tu?
Io non son viva che nel tuo cuore.
Morta! Si, morta! Se tesso, tesso
per te soltanto; come, non so;
in questa tela, sotto il cipresso,
accanto alfine ti dormirò.
- Giovanni Pascoli
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Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie' mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all'urna un cantico
che forse non morrà.
Dall'Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall'uno all'altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l'ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
gioia d'un gran disegno,
l'ansia d'un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch'era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull'altar.
Ei si nomò: due secoli,
l'un contro l'altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe' silenzio, ed arbitro
s'assise in mezzo a lor.
E sparve, e i dì nell'ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d'immensa invidia
e di pietà profonda,
d'inestinguibil odio
e d'indomato amor.
Come sul capo al naufrago
l'onda s'avvolve e pesa,
l'onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell'alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull'eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d'un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l'assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo de' manipoli,
e l'onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
e l'avvïò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov'è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! benefica
Fede ai trïonfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.
NAPOLEONE BONAPARTE
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BAR GURNARI.COM
ti offre altri cinque minuti di lettura
" d'evasione " e "riflessione ".
Abbiamo scelto di rendere omaggio a due
persone che sono ,
o sono state,
il pilastro e l'ancora della vita di
ognuno di noi,
quelle persone che un giorno,
forse
,saremo noi
se non lo siamo invece già!!!!
DAL LIBRO "CUORE" DI DE AMICIS
Mia madre
10, giovedì
In presenza della maestra di tuo fratello tu
mancasti di rispetto a tua madre! Che questo non avvenga mai più, Enrico, mai
più! La tua parola irriverente m'è entrata nel cuore come una punta d'acciaio.
Io pensai a tua madre quando, anni sono, stette chinata tutta una notte sul tuo
piccolo letto, a misurare il tuo respiro, piangendo sangue dall'angoscia e
battendo i denti dal terrore, ché credeva di perderti, ed io temevo che
smarrisse la ragione; e a quel pensiero provai un senso di ribrezzo per te. Tu,
offender tua madre! tua madre che darebbe un anno di felicità per risparmiarti
un'ora di dolore, che mendicherebbe per te, che si farebbe uccidere per salvarti
la vita! Senti, Enrico. Fissati bene in mente questo pensiero. Immagina pure che
ti siano destinati nella vita molti giorni terribili; il più terribile di tutti
sarà il giorno in cui perderai tua madre. Mille volte, Enrico, quando già sarai
uomo, forte, provato a tutte le lotte, tu la invocherai, oppresso da un
desiderio immenso di risentire un momento la sua voce e di rivedere le sue
braccia aperte per gettarviti singhiozzando, come un povero fanciullo senza
protezione e senza conforto. Come ti ricorderai allora d'ogni amarezza che le
avrai cagionato, e con che rimorsi le sconterai tutte, infelice! Non sperar
serenità nella tua vita, se avrai contristato tua madre. Tu sarai pentito, le
domanderai perdono, venererai la sua memoria; - inutilmente, - la coscienza non
ti darà pace, quella immagine dolce e buona avrà sempre per te un'espressione di
tristezza e di rimprovero che ti metterà l'anima alla tortura. O Enrico, bada:
questo è il più sacro degli affetti umani, disgraziato chi lo calpesta.
L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel
cuore, il più glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una
vile creatura. Che non t'esca mai più dalla bocca una dura parola per colei che
ti diede la vita. E se una ancora te ne sfuggisse, non sia il timore di tuo
padre, sia l'impulso dell'anima che ti getti ai suoi piedi, a supplicarla che
col bacio del perdono ti cancelli dalla fronte il marchio dell'ingratitudine. Io
t'amo, figliuol mio, tu sei la speranza più cara della mia vita; ma vorrei
piuttosto vederti morto che ingrato a tua madre. Va', e per un po' di tempo non
portarmi più la tua carezza; non te la potrei ricambiare col cuore.
TUO PADRE
Mio padre
Sabato, 17
Non certo il tuo compagno Coretti,
né Garrone, risponderebbero mai al loro padre come tu hai risposto al tuo questa
sera. Enrico! Come è possibile? Tu mi devi giurare che questo non accadrà mai
più, fin ch'io viva. Ogni volta che a un rimprovero di tuo padre ti correrà una
cattiva risposta alle labbra, pensa a quel giorno, che verrà immancabilmente,
quando egli ti chiamerà al suo letto per dirti - Enrico, io ti lascio. - O
figliuol mio, quando sentirai la sua voce per l'ultima volta, e anche molto
tempo dopo, quando piangerai solo nella sua stanza abbandonata, in mezzo a quei
libri ch'egli non aprirà mai più, allora, ricordandoti d'avergli mancato qualche
volta di rispetto, ti domanderai tu pure: - Com'è possibile? - Allora capirai
che egli è sempre stato il tuo migliore amico, che quando era costretto a
punirti, ne soffriva più di te, e che non t'ha mai fatto piangere che per farti
del bene; e allora ti pentirai, e bacierai piangendo quel tavolino su cui ha
tanto lavorato, su cui s'è logorata la vita per i suoi figliuoli. Ora non
capisci: egli ti nasconde tutto di sé fuorché la sua bontà e il suo amore. Tu
non lo sai che qualche volta egli è così affranto dalla fatica che crede di non
aver più che pochi giorni da vivere, e che in quei momenti non parla che di te,
non ha altro affanno in cuore che quello di lasciarti povero e senza protezione!
E quante volte, pensando a questo, entra nella tua camera mentre dormi; e sta là
col lume in mano a guardarti, e poi fa uno sforzo, e stanco e triste com'è,
torna al lavoro! E neppure sai che spesso egli ti cerca e sta con te, perché ha
un'amarezza nel cuore, dei dispiaceri che a tutti gli uomini toccano nel mondo,
e cerca te come un amico, per confortarsi e dimenticare, e ha bisogno di
rifugiarsi nel tuo affetto, per ritrovare la serenità e il coraggio. Pensa
dunque che dolore dev'esser per lui quando invece di trovar affetto in te, trova
freddezza e irriverenza! Non macchiarti mai più di questa orribile
ingratitudine! Pensa che se anche fossi buono come un santo, non potresti mai
compensarlo abbastanza di quello che ha fatto e fa continuamente per te. E pensa
anche: sulla vita non si può contare: una disgrazia ti potrebbe toglier tuo
padre mentre sei ancora ragazzo, fra due anni, fra tre mesi; domani. Ah! povero
Enrico mio, come vedresti cambiar tutto intorno a te, allora, come ti parrebbe
vuota, desolata la casa, con la tua povera madre vestita di nero! Va',
figliuolo; va' da tuo padre: egli è nella sua stanza che lavora: va' in punta di
piedi, che non ti senta entrare, va' a metter la fronte sulle sue ginocchia e a
dirgli che ti perdoni e ti benedica.
TUA MADRE
Il ragazzo calabrese
22, sabato
Ieri sera, mentre il maestro ci dava
notizie del povero Robetti, che dovrà camminare con le stampelle, entrò il
Direttore con un nuovo iscritto, un ragazzo di viso molto bruno, coi capelli
neri, con gli occhi grandi e neri, con le sopracciglia folte e raggiunte sulla
fronte, tutto vestito di scuro, con una cintura di marocchino nero intorno alla
vita. Il Direttore, dopo aver parlato nell'orecchio al maestro, se ne uscì,
lasciandogli accanto il ragazzo, che guardava noi con quegli occhioni neri, come
spaurito. Allora il maestro gli prese una mano, e disse alla classe: - Voi
dovete essere contenti. Oggi entra nella scuola un piccolo italiano nato a
Reggio di Calabria, a più di cinquecento miglia di qua. Vogliate bene al vostro
fratello venuto di lontano. Egli è nato in una terra gloriosa, che diede
all'Italia degli uomini illustri, e le dà dei forti lavoratori e dei bravi
soldati; in una delle più belle terre della nostra patria, dove son grandi
foreste e grandi montagne, abitate da un popolo pieno d'ingegno, di coraggio.
Vogliategli bene, in maniera che non s'accorga di esser lontano dalla città dove
è nato; fategli vedere che un ragazzo italiano, in qualunque scuola italiana
metta il piede, ci trova dei fratelli. Detto questo s'alzò e segnò sulla carta
murale d'Italia il punto dov'è Reggio di Calabria. Poi chiamò forte: - Ernesto
Derossi! - quello che ha sempre il primo premio. Derossi s'alzò. - Vieni qua, -
disse il maestro. Derossi uscì dal banco e s'andò a mettere accanto al tavolino,
in faccia al calabrese. - Come primo della scuola, - gli disse il maestro, - dà
l'abbraccio del benvenuto, in nome di tutta la classe, al nuovo compagno;
l'abbraccio dei figliuoli del Piemonte al figliuolo della Calabria. - Derossi
abbracciò il calabrese, dicendo con la sua voce chiara: - Benvenuto! - e questi
baciò lui sulle due guancie, con impeto. Tutti batterono le mani. - Silenzio! -
gridò il maestro, - non si batton le mani in iscuola! - Ma si vedeva che era
contento. Anche il calabrese era contento. Il maestro gli assegnò il posto e lo
accompagnò al banco. Poi disse ancora: - Ricordatevi bene di quello che vi dico.
Perché questo fatto potesse accadere, che un ragazzo calabrese fosse come in
casa sua a Torino e che un ragazzo di Torino fosse come a casa propria a Reggio
di Calabria, il nostro paese lottò per cinquant'anni e trentamila italiani
morirono. Voi dovete rispettarvi, amarvi tutti fra voi; ma chi di voi offendesse
questo compagno perché non è nato nella nostra provincia, si renderebbe indegno
di alzare mai più gli occhi da terra quando passa una bandiera tricolore. -
Appena il calabrese fu seduto al posto, i suoi vicini gli regalarono delle penne
e una stampa, e un altro ragazzo, dall'ultimo banco, gli mandò un francobollo di
Svezia.
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BARZELLETTANDO
Al ristorante:
Signorina, gradisce un po' di vino?
No grazie, mi crea problemi alle gambe...
Gliele fa gonfiare?
No, me le fa aprire!!!
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La topina chiede
all'uccellino: "Mi aiuti ad
attraversare il fiume?"
L'uccellino dice: "No!"
Morale:
Se l'uccellino tiene duro la topina si bagna.
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Regala ad un amico una
confezione di preservativi
delle FF.SS.:
lo farai venire con 50 minuti di ritardo!!!
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"Antonio, verresti ad
un'orgia?".
"Certo, e in quanti siamo?".
"Beh, se viene anche tua moglie, in tre!".
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Un nano su un tram si sente
pestare un piede:
"Ei brunetta! Stai attenta"
"Ma io sono bionda!"
Lui: "Da qui non si direbbe..."
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Marito e moglie a letto:
Lei: amore sii vengoo..
Lui: tesoro vengo vengoo..
Il bimbo dalla cameretta: vengo anche io!!
Il nonno: ahò ma'ndo cazzo annate tutti a quest'ora?
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Il papà al figlio: Dimmi
Marco ,hai già dato un
bacino alla tua fidanzatina?
Si papà!
É lei cosa ti ha detto?
Non la sentivo, mi tappava le orecchie con le
coscie...
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Il topolino dice alla rana:
che occhi grandi che
hai!! cosa hai fumato?
e la rana: ...crack!!!!!
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La vita è meravigliosa:
senza saresti morto.
---------------------------------------------
Se tu in questo momento
ingerissi un moscerino,
avresti più cervello nello stomaco che in testa!
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Le donne servono almeno a
10 cose:
una la so, le altre 9 non me le ricordo.
----------------------------------------
Se la tua ragazza è una
nana non approfittarne
quando sbadiglia.
--------------------------------------
La medicina tende a curare
più l'impotenza che
l'Alzheimer.
Tra qualche anno tutti avranno il cazzo duro senza
ricordarsi a che cosa serve.
----------------------------------------
Il millepiedi maschio alla
femmina
- Dai, non fare la stronza, dimmi fra quali gambe
ce l'hai!
----------------------------------
Perché gli uomini
scoreggiano più spesso delle
donne? Perché le donne non tengono la bocca chiusa

abbastanza a lungo da raggiungere la pressione
necessaria!
------------------------------------
Il bambino alla
mamma:"Mamma perché la maestra
chiama Roberto Robertino,
Paolo Paolino, Luca Luchino e a me no?".
La mamma tentennante:"Lo capirai da
grande...........Pompeo".
------------------------------------
Un anziano muore facendo sesso.
Sulla lapide fu scritto :"Se n'è andato com'è....
venuto"
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Fonti energetiche e
operazioni militari
La corsa all'oro
nero
Le valenze geopolitiche e
gli aspetti scientifici del petrolio
Petrolio e geopolitica
Un film già visto?
Quando nel 1991 gli Usa intervennero contro
Saddam Hussein
era chiaro a tutti che in gioco c'erano i pozzi petroliferi del Kuwait e quelli
dell'Arabia
Saudita. Dopo l'11
settembre si torna a parlare del petrolio come fattore determinante delle
azioni di Osama Bin Laden da una parte e dei governi occidentali dall'altra.
Proviamo a vedere perché.
Osama e il petrolio
Non dimentichiamolo: lo sceicco del terrore è nato e cresciuto in Arabia
Saudita, primo produttore di petrolio al mondo. Ed è un suo obiettivo dichiarato
prendere il controllo del governo di Riyad. Osama sostiene di combattere in nome
di Allah, ma una sua affermazione del 23 agosto 1996 non lascia dubbi sulle sue
reali intenzioni: "I musulmani dovrebbero evitare le guerre interne per evitare
la distruzione del petrolio. Ci affidiamo ai fratelli affinché escludano dalla
battaglia la ricchezza del Paese islamico che dovrà sorgere".
L'Afghanistan
e il petrolio
L'Afghanistan non ha giacimenti petroliferi. Ma è il Paese chiave della lotta in
corso da anni per il controllo delle risorse energetiche dell'Area del Caspio.
La terra dei Talebani è perciò un corridoio preziosissimo. Forse non è un caso
che in questa momento si stia combattendo sul suo territorio una guerra
"strana". in cui quasi tutti i Paesi occidentali si sono lanciati all'indomani
degli attentati di New York e Washington.
Il tesoro del Caspio
Nel sottosuolo di
Uzbekistan,
Turkmenistan, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan c'è il 30 per cento del
fabbisogno mondiale di petrolio e gas. Per le compagnie petrolifere è al momento
la più grande frontiera esplorativa dopo il Mare del Nord. Un tesoro immenso con
un solo difetto: la distanza dai mercati. Secondo gli esperti, l'impatto del
petrolio del Caspio sul mercato internazionale si farà sentire tra circa cinque
anni. Chi controllerà l'estrazione e il trasporto degli idrocarburi dell'Asia
post sovietica, disporrà di un potere enorme.
Una partita apertissima
Sono tre i Paesi che si contendono il tesoro del Caspio: Usa,
Russia e
Iran. Mosca
vorrebbe che il petrolio del Caspio passasse attraverso gli oleodotti che dalla
Russia arrivano fino al Mar Nero. Teheran si offre come terra di passaggio di
nuovi oleodotti. Gli Usa vogliono costruire una nuova pipeline per "bypassare"
l'Iran, suo nemico storico. Fino tre mesi fa gli Usa giocavano questa partita a
distanza. Adesso, non dimentichiamolo, hanno proprie truppe in Uzbekistan e
Tagikistan. Oltre che in Afghanistan.
I Talebani e il petrolio
La storia dei seguaci del Mullah
Mohammad Omar
è strettamente legata alle "vicende petrolifere" della regione. Nei primissimi
anni Novanta la compagnia petrolifera americana Unocal progetta un oleodotto e
un gasdotto per trasportare il petrolio e il metano delle Repubbliche ex
sovietiche del Caspio in
Pakistan e
da qui verso l'Estremo Oriente (Giappone, soprattutto), considerato il mercato
del futuro. Il progetto prevede la partecipazione della compagnia saudita Delta.
Ma l'Afghanistan è in piena guerra civile. Gli uomini di
Gulbuddin
Hekmatyar combattono senza sosta contro quelli di
Rabbani e
Massud. La Cia
e l'Isi (i servizi segreti pakistani) puntano nel 1994 sui Talebani. E' un
gruppo appena sorto e quindi (si pensa) più facilmente controllabile. Grazie ai
soldi di Cia e Isi gli "studenti del corano" comprano tutte le altre fazioni e
in due anni entrano a
Kabul.
Talebani in Usa
I dirigenti Talebani dopo la presa del potere vengono accolti con favore negli
Usa e loro rappresentanti volano in Texas dove incontrano i dirigenti dell’Unocal
che fanno loro un’offerta precisa riguardo all’oleodotto: una fetta dei profitti
pari al 15%. Però a Kabul dovrebbe essere formato un governo di coalizione che
assicuri una pace duratura e accontenti l'opinione pubblica internazionale. A
reggere le fila dei contatti è Laila Helms, nipote dell’ex direttore della Cia
ed ex ambasciatore Usa in Iran Richard Helms. Nel marzo 2001 arriva negli Usa
Sayed Rahmatullah Hascimi, consigliere personale del Mullah Omar.
Ultimo incontro a Islamabad
L’ultimo incontro tra emissari Usa e Talebani avviene il 2 agosto 2001, 39
giorni prima degli attentati di New York e Washington. Cristina Rocca,
direttrice degli affari asiatici del Dipartimento di Stato vede a Islamabad
l’ambasciatore Talebano in Pakistan. Kabul respinge definitivamente la proposta
americana. Il resto è storia recente...
Le altre partite del petrolio
La Russia si oppone con fermezza all'autonomia della Cecenia anche perché la
regione è fondamentale per il passaggio degli oleodotti del Caspio. Impossibile
scavalcare il Caucaso, perché la
Turchia
(alleato di ferro degli Usa) ha già detto no al passaggio di nuove petroliere
nel Mar Nero.
Iraq: che
succede?
E' tra i principali produttori mondiali ed ha il costro di produzione più basso
del mondo: due dollari a barile, contro i tre della Penisola arabica e i dieci
del Mare del Nord. Grazie al programma Oil for food resiste all'embargo
anit Saddam. La Russia è contro nuove sanzioni a Baghdad e le compagnie
petrolifere russe aspettano fiduciose la fine delle sanzioni.
E l'Italia?
L'Italia ha stretto ottime relazioni economiche con Teheran. Eni, Tecnimont e
Ansaldo sono impegnate direttamente in territorio iraniano. L'Iran mette la
materia prima, le aziende italiane competenze e tecnologie. Tutto in barba
all'embargo imposto dagli Usa. L'ultimo accordo dell'Eni risale al luglio 2001:
2300 miliardi per lo sfruttamento del giacimento di Darquain.
I grandi produttori di petrolio
L'Arabia Saudita produce da sola il 12,6 per cento del totale mondiale. Subito
dopo ci sono Usa, Russia e Iran.
I grandi consumatori di petrolio
Usa al primo posto con oltre mille milioni di tonnellate l'anno. Subito dopo ci
sono Giappone e Cina. L'Italia è al settimo posto.
Chi esporta petrolio
Tutti i Paesi della penisola arabica e del Medio Oriente, i Paesi dell'Asia
centrale posto sovietica, Russia. Indonesia, Vietnam, i Paesi del Nord Africa
(escluso il Marocco),
Sudan,
Angola, Nigeria, Repubblica del Congo, Gabon, Guinea Equatoriale, Camerun, Gran
Bretagna, Norvegia, Canada, Messico, Venezuela, Colombia e Argentina.
Chi lo importa
Tutti gli altri, ad eccezione di Bolivia e Tunisia, unici due Paesi
autosufficienti e non esportatori.
Gli Usa e il petrolio
Gli Usa producono ogni giorno otto milioni di barili di petrolio, ma ne
consumano venti. Senza le forniture dall'estro gli Usa esaurirebbero i propri
giacimenti in otto anni.
Una classe dirigente di petrolieri
Il presidente Usa
George W. Bush
è un petroliere. Il suo vice Dick Cheney è stato amministratore della
Halliburton, società petrolifera. La consigliera per la sicurezza
Condoleeza Rice
è azionista della Chevron. Il ministro dell'Interno Gale Norton è stato avvocato
della Delta Petroleum. il ministro del Commercio Donald Evans è stato
amministratore di una società petrolifera.
Importanza del petrolio
La civiltà industriale dipende in larga misura dai derivati del petrolio. Solo
negli anni Settanta (con la crisi derivante dai conflitti in Medio Oriente) la
riduzione delle forniture petrolifere (e il conseguente rialzo dei prezzi)
costringe i paesi industrializzati a cercare prodotti alternativi al petrolio,
sia nel settore della produzione di energia, sia in quello industriale.
Il prezzo attuale del petrolio
Poco più di 10 dollari al barile. Nonostante la relativa abbondanza di petrolio,
i governi di tutto il mondo cercano di reperire fonti alternative di energia
anche per fronteggiare il problema dell'inquinamento atmosferico.
L'aspetto scientifico
Cos'è il petrolio
Si distinguono tre classi principali di petroli, a seconda del tipo di
idrocarburo prevalente: i petroli a base paraffinica, costituiti prevalentemente
da paraffine (idrocarburi a catena aperta saturi, detti anche alcani); quelli a
base naftenica, costituiti prevalentemente da nafteni (idrocarburi a catena
chiusa saturi, detti anche cicloalcani); e quelli a base mista, nei quali le
percentuali dei due tipi precedenti di idrocarburi sono pressoché uguali. Molto
più rari e pregiati sono i petroli della "quarta classe", detti a base aromatica
perché costituiti prevalentemente da idrocarburi aromatici (formati da uno o più
anelli benzenici, detti anche areni).
Come si forma il petrolio
Si forma sotto la superficie terrestre per decomposizione di organismi marini e
di piante che crescono sui fondali oceanici. La formazione del petrolio è un
fenomeno iniziato molti milioni di anni fa, quando esisteva un'abbondante fauna
marina, e che continua ancora oggi. I sedimenti depositati sul fondo degli
oceani, accrescendo il loro spessore e dunque il loro peso, sprofondano nel
fondale marino; a mano a mano che altri sedimenti si accumulano, la pressione su
quelli sottostanti aumenta considerevolmente e la temperatura si alza di diverse
centinaia di gradi. Il fango e la sabbia si induriscono trasformandosi in
argillite e arenaria, il carbonio precipita, le conchiglie si induriscono
trasformandosi in calcare, mentre i resti degli organismi morti si trasformano
in sostanze più semplici composte da carbonio e idrogeno, gli idrocarburi
appunto, per dare origine al petrolio greggio e al gas naturale. Il petrolio ha
densità minore dell'acqua salmastra che riempie gli interstizi dell'argillite,
della sabbia e delle rocce di carbonati che costituiscono la crosta terrestre:
tende dunque a risalire verso la superficie, passando dai microscopici pori dei
più grossi sedimenti sovrastanti. E' così che sbocca spontaneamente dalla
superficie terrestre.
La raffinazione
Una volta estratto, il petrolio viene trattato con sostanze chimiche e calore,
per eliminare l'acqua e le particelle solide in esso contenute, e per separare
il gas naturale residuo. Viene poi immagazzinato in serbatoi di smistamento, da
dove viene trasportato alle raffinerie mediante tubazioni continue (oleodotti),
o con navi opportunamente attrezzate (navi cisterna, o petroliere), o con
speciali autoveicoli (autocisterne) e carri ferroviari (carri cisterna).
Prodotti ricavati
Questa la media dei ricavati dal petrolio: 50 per cento benzina, 7 per cento
cherosene, 21 per cento gasolio e oli combustibili, poco meno del 10 per cento
oli lubrificanti e circa il 12 per cento residui pesanti.
Previsioni
Lo sfruttamento di nuovi giacimenti e l'incremento della percentuale di petrolio
estratto dalle riserve già note, che verrà reso possibile dal miglioramento
delle tecnologie, fanno ritenere che il petrolio estratto sarà sufficiente a
soddisfare i fabbisogni energetici dell'umanità fino ai primi decenni del XXI
secolo. Gli esperti sono però scettici riguardo al fatto che l'entità dei nuovi
giacimenti, o l'invenzione di tecnologie particolarmente innovative per il loro
sfruttamento, possano consentire di superare di molto questa data.
La storia
I primi impieghi
I giacimenti superficiali sono ignorati dagli esseri umani per migliaia di anni.
Nel Rinascimento si inizia a distillare il petrolio greggio dei giacimenti
superficiali per ottenere lubrificanti e prodotti medicinali, ma il vero e
proprio sfruttamento del petrolio ha inizio solo nel XIX secolo. La rivoluzione
industriale stimola la ricerca di nuovi combustibili, in particolare di olii per
lampade di buona qualità ed economici, che si rendevano necessari a causa delle
crescenti richieste, da parte della popolazione, di fonti di illuminazione per
lavorare e leggere anche dopo il tramonto.
Lampade a petrolio
Nel 1852 il fisico e geologo canadese Abraham Gessner brevetta un procedimento
per ricavare dal petrolio greggio un combustibile per lampade di costo limitato,
che venne chiamato petrolio illuminante, o cherosene. Tre anni dopo il chimico
statunitense Benjamin Silliman pubblica uno studio in cui elencava la vasta
gamma di prodotti utili che potevano essere ricavati dalla distillazione del
petrolio.
Primi pozzi
I primi pozzi petroliferi veri e propri sono trivellati in Germania nel 1857. Fa
storia la trivellazione di un pozzo nei pressi di Oil Creek, in Pennsylvania, a
opera del colonnello Edwin L. Drake nel 1859. Il successo di Drake segnò
l'inizio della moderna industria petrolifera. Con l'invenzione del motore a
combustione interna e con il crescente fabbisogno energetico causato dallo
scoppio della Prima Guerra Mondiale, l'industria petrolifera diventa essenziale
per la società industriale.
Antonello Sacchetti


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